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Una storica collaborazione tra FIR CB e Sinora all’insegna della tecnologia radio 

Una storica collaborazione tra FIR CB e Sinora all’insegna della tecnologia radio 

Innovare, formare, informare, per garantire il futuro delle associazioni di volontariato. Tutto questo dalla viva voce di Patrizio Losi, Presidente di FIR CB.

Al tempo dei social network, la storia della nascita delle radio e delle TV private sembra una realtà così scontata e lontana, ma sono passati solo 50 anni e la battaglia per far sì che a ogni cittadino fosse riconosciuto il diritto di far sentire la propria voce con qualsiasi mezzo è stata lunga e ricca di accadimenti storici. Tra chi si è battuto fin dall’inizio per ottenere questo risultato vi è la Federazione Italiana Ricetrasmissioni – Citizen's Band (FIR CB) che nel 2021 taglia lo storico traguardo di 50 anni di attività. Di questi 50, gli ultimi 20 anni hanno visto una stretta collaborazione della nostra azienda con FIR CB.

In occasione del 50° anniversario della Federazione, abbiamo avuto il piacere e l’onore di intervistare Patrizio Losi, Presidente di FIR CB

Come è nata FIR CB?
FIR CB ha, di fatto, contribuito in modo decisivo alla nascita del mondo moderno. Oggi è una delle più grandi associazioni di Protezione Civile, al pari di Croce Rossa e Vigili del Fuoco, ma in origine nasce come organizzazione segreta ed è diventata col tempo il più potente sindacato nel mondo delle comunicazioni radio broadcasting, trasversale a tutti i partiti politici. L’obiettivo era quello di portare all’attenzione della Corte Costituzionale l’insindacabile diritto di espressione personale: l’individuo non doveva più essere solo l’oggetto delle comunicazioni aperte, ma doveva diventarne il soggetto, in grado di poter esprimere il diritto di parola verso un pubblico più diffuso ed eterogeneo.
La vittoria di questa battaglia ha segnato il futuro della FIR CB che col tempo ha trovato una sua precisa collocazione. La legalizzazione della possibilità di “trasmettere”, la creazione di una struttura organizzativa e il coinvolgimento di molti dei nostri radio amatori direttamente sul campo per aiutare la popolazione del Friuli colpita dal terremoto, portarono alla nascita di un ente a sostegno della Protezione Civile che vive ancora oggi. 

Arrivando ai giorni nostri, posso dire che la pandemia ha decretato un nuovo “cambio di pelle”: ha fatto emergere la nostra capacità di approcciare un problema a 360° e di reiventarci, per continuare ad essere di aiuto alla popolazione con i servizi più disparati, dalla consegna delle mascherine ai beni di prima necessità. Tolti i gradi da supertecnici delle comunicazioni, i nostri volontari si sono messi al servizio della gente. Ovviamente, le radio comunicazioni e gli insegnamenti appresi in situazioni molto più complesse hanno contribuito in modo sostanziale a una gestione più puntuale, efficace e ottimizzata delle diverse attività di assistenza sul territorio.

Quanto è importante per FIR CB la formazione dei nuovi volontari?
L’inaugurazione del Polo Formativo Nazionale di Fano conferma la nostra volontà di reclutare nuove leve e di offrire un servizio specializzato e professionale.
Lo stabile dell’ex università di Fano è stato convertito nella nuova sede per la formazione, diretta dal Presidente Locale Saverio Olivi, in grado di ospitare, all’interno dei suoi 600 mq uffici, aule per gli studenti e spazi dedicati alle diverse funzioni dell’associazione (cucine, logistica, unità di crisi, segreteria, ecc.). Uno spazio esterno, 3 volte più grande di un campo da calcio, completa la formazione sul campo dei promettenti aspiranti volontari. La posizione di questo polo formativo, a disposizione di tutto il mondo del volontariato della Protezione Civile, risulta strategica soprattutto per noi che in centro Italia svolgiamo le principali attività, tra cui anche quella della formazione.
I docenti sono i formatori della Federazione che devono seguire un percorso di abilitazione. Dopo il primo training di indirizzamento verso il proprio settore di appartenenza, i futuri formatori devono frequentare dei corsi, che a Fano iniziano il 20 ottobre e terminano a giugno con un esame finale denominato Brevetto C, attestante la specializzazione del formatore. A seguito del conseguimento del brevetto, un incontro con il Presidente Nazionale, il Coordinatore Nazionale e tre Presidenti Regionali, di regioni differenti, decreta l’idoneità del candidato come comunicatore che, davanti a una platea, deve dimostrare di sapere trasferire correttamente e adeguatamente i messaggi e le comunicazioni e mantenere alta l’attenzione del pubblico, oltre che conoscere le tematiche della protezione civile.
I partecipanti di questi corsi sono persone comuni, uomini e donne (queste ultime rappresentano circa il 30%), libere da vincoli lavorativi o suggerite dalle organizzazioni per cui lavorano, che possono apportare il loro contributo alla Federazione e intervenire in qualsiasi momento prontamente, quando necessario. 

Come attirate le nuove generazioni?
In occasione della settimana della protezione civile, tutte le nostre associazioni, singolarmente o accorpate, organizzano un open day preceduto da un battage mediatico grazie al quale si riescono ad attirare circa 30/40 possibili candidati. A questo primo incontro conoscitivo ne segue un secondo presenziato da giovani realmente interessati che, comprese le dinamiche con cui operiamo, ci pongono i loro quesiti per comprendere se l’ambiente e le attività corrispondono alle loro esigenze e desideri. Trovata la corrispondenza, i giovani volontari hanno accesso ai corsi di formazione.
Oggigiorno, però, vista la presenza di numerose associazioni di volontariato, serve quel quid in più per renderci accattivanti agli occhi delle nuove generazioni. Il valore aggiunto che noi offriamo è la possibilità di sperimentare le nuove tecnologie in ambito comunicazione, stimolandoli a essere parte attiva nello sviluppo di progetti IT che potrebbero avere una valenza pratica sul campo. Puntiamo alla specializzazione e abbracciamo la tecnologia moderna, ovvero le comunicazioni in tutte le loro forme (radio, cellulare, ecc.), per conquistarci i giovani che insieme a noi possono crescere anche professionalmente. 

Qual è il ruolo della tecnologia nelle comunicazioni moderne? 
Oltre ad essere il fattore che ci differenzia per indirizzare i possibili volontari verso la nostra Federazione, le nuove tecnologie hanno fatto fare un passo da gigante a tutta l’organizzazione, nonostante le difficoltà di approccio che tutti i cambiamenti comportano. Reclutare nuove generazione tecnologicamente avanzate ci supporterà proprio in questa direzione e ci consentirà di cogliere nuove sfide e opportunità. Guardando il lato pratico, la tecnologia ha reso possibile quell’efficienza che assume un’importanza vitale, nel senso che permette di eseguire interventi tempestivi e salvare vite (si pensi, in situazioni di collasso totale delle comunicazioni, alla possibilità di indirizzare correttamente e tempestivamente i mezzi di soccorso).

Qual è il rapporto che vi lega a SINORA e da quanto dura?
20 anni di fiducia reciproca. Sono questi gli anni che ci legano a Sinora, con cui abbiamo iniziato a collaborare per creare la prima centrale mobile, rendendoci i precursori delle radio comunicazioni mobili.
La sinergia è nata dalla volontà di creare qualcosa di nuovo insieme: la nostra specializzazione e la sperimentazione sul campo confluiscono nel dipartimento di Ricerca&Sviluppo di Sinora dando vita a una vera e propria officina delle idee. La capacità di recepire le esigenze che scaturiscono dall’operatività, lo sviluppo congiunto di soluzioni tecnologiche concrete e l’investimento di Sinora, costituiscono il vero valore aggiunto che differenzia la nostra partnership. Operando in questo modo riusciamo a creare innovazioni che difficilmente altre organizzazioni possono vantare. 

Nel 2021 festeggiate 50 anni. Quale sarà il vostro futuro?
L’entusiasmo di qualche anno fa si scontra, purtroppo, con quella che è la realtà odierna. Lo Stato continua a emanare decreti e leggi che spingono gli enti di volontariato verso una trasformazione in vere e proprie aziende. Le forma di controllo attuate sull’operato delle associazioni, giustificate per evitare abusi, ha introdotto però pratiche burocratiche che complicano la nostra operatività, togliendo quella spontaneità e quella voglia di continuare a fare a dispetto di tutto che caratterizza noi volontari e che non contempla alcuna forma di retribuzione. Inoltre, la pandemia ha esposto le nostre realtà a enormi spese a fronte di entrate che si sono azzerate, costringendo molte delle organizzazioni più piccole a sospendere la propria attività.
Nonostante tutto, continuiamo a puntare sulla nostra unicità, sulle tecnologie innovative e sulle nuove generazioni, affinché l’importanza cruciale dei nostri interventi continui ad essere riconosciuta e sostenuta come tale. 

Chi vorreste ringraziare per questi primi 50 anni?
Nella lunga storia di FIR CB molteplici sono le persone che dobbiamo ringraziare per averci supportato.
Nella lunga battaglia per garantire il diritto di espressione a ogni cittadino, sicuramente gli onorevoli che si sono autodenunciati a quel tempo, portando alla luce una situazione che doveva assolutamente cambiare. 
Inoltre, vorrei ringraziare Titti Postiglione, attuale Vice Capo Dipartimento della Protezione Civile, che, al tempo - in qualità di responsabile della funzione volontariato - ha creduto in noi, ci ha spinto e sostenuto, anche economicamente, a sviluppare il modulo di assistenza popolazione e ha fatto sì che FIR CB diventasse la realtà che è oggi.